Arte e Immagini
 
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  Storia dell'Arte  
19 giugno 2011 capitoli elenco dei capitoli di storia dell'arte
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Il Barocco

Evaristo Baschenis, Natura morta con strumenti musicali, olio su tela, 115 x 160 cm., 1650, Accademia Carrara, Bergamo

Evaristo Baschenis, Natura morta con strumenti musicali, olio su tela, 115 x 160 cm., 1650, Accademia Carrara, Bergamo

È il periodo storico artistico e culturale che si sviluppa lungo il Seicento.  Il termine ha diverse origini: deriva forse da “barroco” che indica una perla irregolare o da “baroco” che significa tortuoso, strano e si riferisce all’artificioso sillogismo medievale che dietro un’apparente complessità nasconde la propria inconsistenza o ancora da “baroque” termine francese che significa bizzarro.
Nel 1600 ha grande sviluppo il teatro, la commedia dell’arte, il dramma pastorale, il dramma per musica e l’oratorio.
Nella produzione artistica predomina l’aspetto edonistico: “la vera regola è saper rompere le regole” dice il poeta Giovan Battista Marino. L’uscire dalla regola non prevede solo l’estrosità o il bizzarro, ma anche produrre stupore e spettacolarità. “È del poeta il fin la meraviglia” ci ricorda Marino e nel suo poema Adone del 1623 sono molti i riferimenti alla transitorietà del vivere e alla bellezza che sfugge, concetti già anticipati da Caravaggio ad esempio nella famosa “Canestra di frutta”.

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Michelangelo Merisi da Caravaggio,  Canestra di frutta,  olio su tela, 47x31 cm, 1594-1598, Pinacoteca Ambrosiana, Milano

Nella produzione pittorica le figure di santi ed eroi sembrano attori sulla scena e predomina una concezione estremamente dinamica e teatrale dello spazio: le immagini sono asimmetriche, patetiche, rese con un vitalistico sentimento del colore, esuberante e sensuale come si vede nell’opera del pittore fiammingo Pieter Paul Rubens.

File:Peter Paul Rubens 009.jpg

Pieter Paul Rubens, Adorazione dei magi, olio su tela, 328 × 247 cm, 1634, King's College Chapel, Cambridge

Abbondano gli effetti illusionistici, gli artifici prospettici. La luce e le pennellate fluide sciolgono il disegno e sfumano i contorni dando un effetto naturale e vero. L’opera d’arte agisce sull’emotività dello spettatore, mette in scena il verosimile dal momento che anche ciò non è reale è credibile e comunicabile. Viene superato il concetto rinascimentale di arte come rappresentanzione della realtà, perché deve invece riprodurre l’irrazionale.
Questa produzione artistica diventa lo strumento prediletto della chiesa che deve rendere tangibile la propria magnificenza. Il mecantismo dei papi, in particolare di Urbano VIII (1623-1644) promuove quest’arte che illude i sensi al fine di persuadere i fedeli della costante presenza del divino e della vastità dell’opera della Provvidenza.
Il Seicento è il secolo della piena applicazione della Controriforma: con la propria arte la Chiesa si propone l’ambizioso traguardo di persuadere eretici e dubbiosi, riconducendoli alla dottrina cattolica.
L’arte deve avere grandiosità, imponenza, spettacolarità, ma soprattutto capacità di penetrare nelle coscienze: deve saper sedurre e commuovere, deve suscitare emozioni e sentimenti.
Sono raffigurate scene miracolose, apparizioni, estasi, apoteosi di santi, movimenti vorticosi, disposizioni in diagonale.

Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa d'Avila, marmo,  350 cm, 1647-1652,  Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma

Secondo i dettami del Concilio di Trento (1545-1563) la figura del cristo doveva essere rappresentata “afflitta, sanguinante, vilipesa, con la pelle lacerata, ferita, deformata, pallida e sgradevole a vedersi”. In tal modo sarebbe stato più facile suscitare nelle masse sentimenti di pietà e di devozione facendo psicologicamente leva sulla compassione e la misericordia di fronte al dolore e alla sofferenza.

File:Cristo crucificado.jpg 

Diego Velázquez, Cristo crocifisso,  olio su tela, 248 × 169 cm, 1631, Museo del Prado, Madrid

L’apparire, l’illusione e il decoro diventano fondamentali nell’opera d’arte ancor più della realtà. Se in epoca rinascimentale l’artista e lo scienziato potevano essere la stessa persona ora negli anni della rivoluzione scientifica di Galilei e di Cartesio i progressi delle discipline matematiche hanno portato la conoscenza in ambiti diversi da quelli esperibili attraverso i sensi. Nel “Discorso sul metodo” Cartesio teorizza il dubbio metodico e la centralità dell’intelletto e del pensiero autocosciente “cogito ergo sum”, mentre nel “Dialogo sopra i massimi sistemi” Galilei sostiene che l'osservazione e la verifica sperimentale supportata dalle cognizioni matematiche e geometriche eguagliano la conoscenza divina in quanto raggiungono la “certezza obiettiva”. Scienza e arte quindi si separano: l’arte non è più finalizzata alla conoscenza del mondo e del vero, ma diventa bene di consumo e strumento di comunicazione, mezzo per celebrare i fasti dell’autorità e  propagandare l’ideologia.

In architettura il gusto del Seicento si esprime attraverso la monumentalità delle costruzioni con chiese a pianta centrale, spesso ellittica o a navata unica, con altare rialzato per attirare l’attenzione dei fedeli, con la copertura a cupola simbolo della centralità della chiesa di Roma, con le volte a botte in analogia con la grandiosità dell’architettura imperiale dei primi secoli.
Negli interni e nelle facciate delle chiese ai motivi architettotnici si sovrappongono i motivi scultorei come fregi, cornici, statue e false finestre. Gli elementi ornamentali spesso sono predominanti rispetto alla struttura architettonica: la forma (la decorazione) ha il sopravvento sulla funzione (la struttura).

La chiesa di San Carlo alle Quattro fontane con la suggestica cupola ellittica realizzata a Roma tra il 1638 e il 1641 su progetto di Francesco Borromini

La facciata acquista un’importanza scenografica e per creare dimanismo e sorpresa “visiva”  si alternano superfici concave e convesse.

         

Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale con la sua pianta ellittica, costruita a Roma tra il 1658 e il 1678  su disegno di Gian Lorenzo Bernini

Per coinvolgere tutti i sensi e moltiplicare l’effetto scenografico si usano contemporaneamente le tre arti: l’architettura delle facciate prende elementi della scultura; la scultura si avvale dei giochi di luce e ombra della pittura; la pittura usa a sua volta elementi dell’architettura e della scultura come l’impiego del quadraturismo (ossia l’architettura dipinta sulle pareti e nei soffitti di chiese e palazzi).
La commistione delle arti si ritrova anche nel teatro e soprattutto nel melodramma in cui si realizza l’unione di musica, canto, testo poetico, recitazione, scenografia e danza.

Barocco in Musica

presentazione "La musica nell'età barocca"

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